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Vezzini contro Rifondazione sul referendum

Politica
San Giustino 21/09/2016 - 14:57

E io che pensavo che la Terza Internazionale fosse oramai roba da storici! Nella nota stampa in oggetto manca un attacco alle Plutocrazie mondiali per essere perfetta come risalente agli inizi del secolo scorso. E invece è solo retorica tardo-comunista.

Per la doverosa consultazione, ecco il link: http://www.primopianonotizie.com/rifondazione-comunista-dellumbria-refer...

 

Ma veniamo al Referendum.

Il Senato delle Regioni previsto nella riforma sarà costituito da Consiglieri Regionali; apriti cielo: «la casta che elegge la casta»! Ma guarda un po’, che i Consiglieri Regionali siano una “casta”, ai dirigenti di Rifondazione Comunista dell’Umbria viene in mente solo ora che non hanno più rappresentanti in Consiglio Regionale; fino a ieri che avevano Consiglieri, Assessori, Presidenti e via cantando, quelli erano invece legittimi rappresentanti del popolo democraticamente eletti.

 

Altro passaggio: «I costi non diminuiranno affatto».

Se la sparizione all’incirca di 300 (trecento!!!) Senatori con i loro stipendi, i portaborse, i relativi finanziamenti ai gruppi ecc. vi sembra poco...

Fra l’altro, a proposito di “casta”, nella proposta di riforma costituzionale è prevista anche la diminuzione delle indennità dei Consiglieri Regionali; se la memoria non m’inganna, non ricordo proposte in tal senso dai “compagni comunisti” dell’Umbria.

 

Che dire poi delle valutazioni sulla «cosiddetta abolizione delle Province con tutti i disastri che sta causando a cittadini e lavoratori».

Sì è vero, nella riforma è prevista la definitiva abolizione delle Province! E io, ex Consigliere Provinciale, chiedo: alzi la mano chi ne sentirà la nostalgia!

 

Andiamo avanti, si legge nella nota: «con la legge elettorale per la Camera un partito con il 25% dei voti può ottenere il 54% dei seggi».

Ma che matematica è mai questa!?

Per avere il premio di maggioranza (54% dei seggi della Camera) bisogna avere al primo turno almeno il 40% dei voti. Se nessuno lo raggiunge, si va al ballottaggio: e qui per vincere bisogna avere il 50% più uno dei voti.

Qualcuno ci spiegherà da dove viene quel 25%?

Io, in questi calcoli, ci leggo solo la nostalgia di quando poterono mandare a casa, con i loro “quattro” voti, il Primo Governo Prodi, oppure di quando Prodi (Secondo Governo) salì al Quirinale per ricevere l’incarico accompagnato da 13 (leggasi tredici!) segretari di partito (per i più giovani: quel governo durò poco più di un anno) spalancando così, per ben due volte, la strada al ventennio berlusconiano. Il tutto, come si afferma nella nota - ne sono sicuro - con «lo spirito costituente» e «per i diritti del lavoro, l’uguaglianza, la solidarietà».

E, aggiungo io, senza alcun rimpianto?

 

Infine, se il proporre modifiche che rendano possibili Istituzioni un po’ più efficienti e Governi più stabili, perché il mondo non aspetta certo i nostri bizantinismi, viene bollato come «riforma taglia democrazia» e «l’uomo solo al comando», utilizzando una retorica grillo-leghista alla Brunetta, arrivando persino ad attaccare i trattati europei; quando invece nella riforma i poteri del Presidente del Consiglio rimangono gli stessi di oggi, mentre si rafforza il ricorso sia a Leggi di iniziativa popolare (obbligando il Parlamento a discuterle), sia il Referendum abrogativo (abbassando il quorum); chi può mai credere alla chiosa: «per aprire la strada ad un’alternativa popolare e di sinistra»?

 

 

 

Il segretario

 

Andrea Vezzini