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Cooperative: «Lavoratori sottopagati e nuovo caporalato»

Politica
Umbria 02/02/2016 - 10:45

Il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati punta il dito
sulle aziende cooperative parlando di “nuovo caporalato”, di
“lavoratori sottopagati” e sottolineando la necessità di “farla finita
con le retribuzioni da fame di alcune grosse cooperative” per “restituire
legalità all’economia umbra, salvaguardando le imprese regolari dalle
scorrettezze di quelle cooperative che, oltre a insultare la dignità dei
lavoratori, truffano lo Stato e l’INPS”.  
 
(Acs) Perugia, 1 febbraio 2016 - Il capogruppo regionale del Movimento 5
Stelle, Andrea Liberati punta il dito sulle aziende cooperative parlando di
“nuovo caporalato”, di “lavoratori sottopagati” e sottolineando la
necessità di “farla finita con le retribuzioni da fame di alcune grosse
cooperative” per “restituire legalità all’economia umbra,
salvaguardando le imprese regolari dalle scorrettezze di quelle cooperative
che, oltre a insultare la dignità dei lavoratori, truffano lo Stato e
l’INPS”. 
Secondo Liberati, in Umbria “presumibilmente, ci sono migliaia di persone
sottopagate, nei più diversi settori economici cooperativistici. Un nuovo e
immenso caporalato di cui nessuno parla, perché gestito direttamente
dall’esteso cortocircuito tra politica e affari che in Umbria vede le
aziende cooperativistiche usate come il giardino di casa dei vecchi partiti.
Partiti – sottolinea - che ivi ingrossano le fila del sistema clientelare
grazie a cui sopravvivono, mentre la guida delle cooperative è sempre più
in mano a ristrette oligarchie politicizzate, ormai a dismisura rigonfie come
rospi”.
Liberati ricorda poi che la legge “142/2001” (‘Revisione della
legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla
posizione del socio lavoratore’) “stabilisce regole certe: al socio
lavoratore subordinato - spiega - deve essere garantita una retribuzione non
inferiore ai minimi previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di
settore o categoria affine. Non solo: il regolamento della cooperativa non
può ammettere deroghe in pejus rispetto a tale trattamento economico.
Occorre allora – suggerisce Liberati - che gli Ispettorati del Lavoro e la
Guardia di Finanza dell’Umbria si sveglino da un torpore che, nel corso di
circa 15 anni, ha condotto alla situazione che ben conosciamo”.
Tra gli effetti del “circuito vizioso” denunciato da Liberati c'è “il
costo dei servizi pubblici affidati quasi esclusivamente a cooperative e
l'abbassamento precipitoso del livello qualitativo degli stessi.
“Scende soprattutto ai minimi termini – sostiene Liberati - la libertà
economica dell’Umbria, regione opaca e poco trasparente sin dalla sua
presidente, più volte sottrattasi a interrogazioni del M5S sullo scivoloso
connubio tra politica e affari. Intanto – aggiunge l'esponente
pentastellato - chi lavora sottopagato nelle coop non può certo alzare la
testa, perché consapevole non soltanto dell’ancor salda cappa
politico-giudiziaria chiusa sopra le loro teste, ma anche perché edotto del
fatto che, al di fuori di tale opprimente circuito economico semilegale,
difficilmente riuscirà a trovare la minima opportunità. Infatti è stato
desertificato quasi tutto: decine e decine di imprese regolari falliscono
ogni mese in Umbria, portato non soltanto della persistente crisi, ma di
un’economia in cui vengono tuttora scientemente fatti figli (le
cooperative) e figliastri (tutti gli altri). È nei fatti una gigantesca
truffa allo Stato – conclude Liberati -, perché tali imprese, pur non
esercitando più alcuna funzione sociale e mutualistica, concorrono viceversa
nel libero mercato totalmente agevolate da un trattamento fiscale di favore.
Un’autentica vergogna!”.